La Pala di Caupo torna al Museo Civico

Pala di CaupoMercoledì 14 marzo 2012 alle ore 15.30 si terrà al Museo civico la cerimonia di presentazione della Madonna con il Bambino, il Redentore e i Santi Vito e Modesto di Lorenzo Luzzo, nota come “Pala di Caupo” poiché venne realizzata per la parrocchiale di Caupo. Il dipinto è stato nuovamente concesso in deposito al Museo civico feltrino dopo un’assenza trentennale. Nel 1981, infatti, l’opera, esposta nella struttura di via Luzzo 23 fin dalla sua inaugurazione nel 1928, venne ritirata dalla Soprintendenza per i beni artistici e storici di Venezia per essere sottoposta a un restauro conservativo che ha consentito di salvare i disegni del retro. Dopo il restauro però il dipinto non è più tornato nel Museo civico di Feltre nonostante siano state formulate richieste e petizioni da più parti. La Madonna con il Bambino, il Redentore e i Santi Vito e Modesto rappresenta una delle più importanti opere del catalogo di Lorenzo Luzzo (Feltre 1485 ? – Venezia 1526).

Si tratta di un olio su tela centinata che misura cm. 187 x 120. Sul retro sono presenti alcuni disegni a carboncino effigianti una Madonna con Bambino e figure di nude. Tradizionalmente si suole datare la pala di Caupo tra primo e secondo decennio del ‘500 e la si considera la prima delle tre pervenute (pala di Villabruna, pala di S. Stefano e pala di Caupo). Questa datazione dipende soprattutto dalla presenza sul retro della tela delle summenzionate nude, poste in relazione diretta con quelle dipinte da Giorgione al Fondaco dei Tedeschi (1508). Tuttavia Sergio Claut considera la pala di Caupo l’ultima delle tre pervenute in quanto “Il rapporto non è affatto stringente e si limita a una consonanza culturale attorno al tema della pittura erotica che coinvolge molti artisti tra primo e secondo decennio. Inoltre la scelta di gusto in direzione di Raffaello innestata in una matrice giorgionesca non va trascurata, ma posta in logica sequenza con le opere raffaellesche del feltrino”. L’opera era conservata dietro l’altare maggiore della chiesa parrocchiale di Caupo di Seren del Grappa da dove, nella notte tra il 15 e il 16 gennaio 1910, venne trafugata. Recuperata il 24 dicembre 1912, venne depositata per custodia alle Gallerie dell’Accademia.

Nel 1926 venne acquistata dallo Stato e una copia realizzata dal pittore Zaccaria Dal Bo venne collocata nel luogo d’origine. L’idea di ottenere l’opera in deposito al Museo civico di Feltre, secondo quanto attestano i documenti conservati nell’Archivio comunale di Feltre, partì dalla Commissione per il Civico Museo presieduta dall’architetto Alberto Alpago-Novello che, in una lettera datata 24 settembre 1926, chiedeva la “cessione al Museo, da parte delle R.R. Gallerie di Venezia, della pala del Morto da Feltre proveniente dalla chiesetta di Caupo (nel circondario di Feltre)” poiché “nell’iniziato ordinamento del materiale, tra molte cose minori pazientemente adunate si avverte la mancanza di qualche “pezzo” notevole”. Il deposito fu autorizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione con nota del 22 dicembre 1926, n. 13273, Div. XII, e formalizzato con contratto del 25 agosto 1928 stipulato tra il Soprintendente all’Arte Medioevale e moderna, dottor Gino Fogolari e il Podestà di Feltre, cavalier Gianvittore Bianco. Il dipinto venne trasportato a Feltre su un carro ferroviario il 19 luglio 1927. Nell’allestimento del 1954, curato da Francesco Valcanover, la tela era esposta al secondo piano, nella sala dove oggi si trova la pala di Cima da Conegliano, in una cornice di legno dorato composta da listello centinato e base, retta da due barre metalliche ancorate alla parete, ma girevoli, che consentivano la visione del retro. Nonostante un primo restauro compiuto da M. Pellicioli nel 1954, le condizioni di conservazione del dipinto peggiorarono a causa – pare – del cattivo microclima che, in passato, caratterizzava i locali del Museo civico. Le condizioni di partenza del dipinto dovevano già essere problematiche se Alberto Alpago-Novello nella lettera citata affermava “Il Morto, per le vicende subite, è così sciupato che il suo principale valore appare quello d’una memoria, e perciò sarebbe tanto più desiderato in patria”.

Per la nuova esposizione è stata recuperata nei depositi la cornice originale degli anni ‘20 in legno di ciliegio, opportunamente restaurata. Il dipinto viene inserito in un rinnovato percorso sul ‘500 feltrino che vede come protagonisti proprio Lorenzo Luzzo e Pietro de Marascalchi.

Per consentire la massima visibilità dell’opera, unitamente alla mostra “Feltre e il Risorgimento”, domenica 18 marzo p.v. l’ingresso al Museo civico sarà gratuito.