La camera da letto disegnata da Ottavio Cabiati e Alberto Alpago-Novello

L’arredo, donato da Licia Alpago-Novello, sarà presentato sabato 15 gennaio 2011, alle ore 17.30, in Galleria d’arte moderna Carlo Rizzarda, Via Paradiso 8

Particolare di una tarsia

La camera da letto esposta nella sala venne disegnata da Ottavio Cabiati e Alberto Alpago-Novello, per l’appartamento di quest’ultimo, nella casa per artisti nella centralissima via Melzi d’Eril a Milano. L’edificio, realizzato nel 1930 e definito da Cesare De Seta in L’architettura del Novecento “una prova felice partecipe di un Modernismo europeo che si trova tra Perret e Loos”, nacque come casa d’abitazione e sede di lavoro degli architetti Alberto Alpago-Novello, Ottavio Cabiati, Guido Ferrazza e Alessandro Minali, così come di Antonio e Donato Maiocchi e dello scultore novecentesco Salvatore Saponaro.

Al piano terra si trovavano gli studi di architettura e, accessibile dal cortile, l’atelier dello scultore. I 6 piani superiori ospitavano 12 appartamenti, due per ciascun piano, di diversa forma planimetrica. Al centro di ciascun alloggio si trovava l’ampia sala da pranzo dominata dal bow-window, lateralmente collegata, attraverso una grande porta doppia a vetri, a un più piccolo salone con camino. Le venature marmoree del camino, dei pavimenti di mosaico e parquet, la rigorosa struttura a costolature del soffitto costituivano l’unico decoro degli ambienti concepiti come “spazio ordinato tra oggetti ed opere d’arte, testimonianze di una cultura classica profonda”. Sulle pareti erano presenti diverse scaffalature, nicchie e armadi a muro.

I mobili della camera realizzati nel 1929 a Lissone in Brianza, di linea squadrata, fatta eccezione per i leziosi piedi baccellati, sono in noce con piano in marmo verde. Testiera ed ante hanno tarsie in disparate essenze quali radica di noce, bois de rose, palissandro, mogano, acero, wenge, e inserti di madreperla. Vi sono effigiati topolini e colombe, fiori, farfalle, frutti di melograno, rami di quercia e ulivo secondo un gusto naturalistico affine a quello che troviamo in larga parte della produzione in ferro battuto di Carlo Rizzarda. I pomelli, le lampade a muro e la cornice dell’immagine sacra sono in bronzo. La camera è stata donata alla Galleria da Licia Alpago-Novello, insieme a una piccola scultura di Salvatore Saponaro che raffigura un putto con cornucopia. L’arredamento è completato, oltre che da ferri battuti e opere della collezione Rizzarda, da oggetti appartenuti ad Alberto Alpago-Novello, legati all’ambiente milanese di provenienza, messi a disposizione da Luisa Alpago-Novello.

Si deve allo scultore Salvatore Saponaro il ritratto in bronzo dell’architetto (1932); la Donna con cesto di frutta in maiolica dorata, realizzata nella manifattura di Faenza, è opera di Libero Andreotti, mentre il porta vaso con disegno Alveare della ditta Fenice di Venezia fu esposto alla Triennale di arti decorative di Monza nel 1930. Infine il copriletto, appartenente al lascito di Adelina Berton, è costituito da un telo da parato in raso di seta ricamato in seta e oro membranaceo di manifattura cinese della fine del XVIII-inizio del XIX secolo.