Feltre nella collezione di cartoline d’epoca Barp – Hiniger

Inaugurazione sabato 19 dicembre 2009 – ore 17.30

copertina

Sabato 19 dicembre 2009, alle ore 17.30 sarà inaugurata al Museo civico di Feltre la mostra “Feltre nella collezione di cartoline d’epoca Barp – Hiniger”. La recente donazione di oltre 600 cartoline da parte di Gianvittore Barp ha offerto l’occasione per allestire una mostra nei locali del Museo civico di Feltre. Qui saranno esposte oltre 220 cartoline che illustrano l’evoluzione urbanistica e di costume della città di Feltre tra la fine dell’800 e gli anni ‘50 del ‘900. L’iniziativa è stata resa possibile grazie al contributo della Regione Veneto nell’ambito dell’Accordo di Programma Manifestazioni culturali Feltre 2009. È stato realizzato un catalogo che, in 40 pagine, presenta una selezione di immagini.
Tra i compiti che il Museo civico di Feltre assolse fin dall’esordio, da quando Antonietta Guarnieri Dal Covolo, all’inizio del ‘900, ne ispirò e promosse la fondazione, vi è stato quello di documentare la storia e l’evoluzione della fisionomia della città. L’iconografia cittadina è rappresentata dalle opere più note appartenenti all’istituto museale quali la Veduta di Feltre di Domenico Falce, le incisioni di Vincenzo Coronelli, di Marco Sebastiano Giampiccoli, di Antonio Zambaldi, di Marco Moro e di Alberto Alpago Novello, i disegni di Attilio Corsetti, i progetti di Giuseppe Segusini, ma anche dal ricco fondo fotografico e da una raccolta di cartoline illustrate costituita da 7200 pezzi e conservata nella biblioteca di palazzo Villabruna. Questo nucleo, oltre a immortalare il paesaggio di Feltre in continuo cambiamento, come quello di molte altre città, presenta tematiche diverse. Mostra l’evoluzione dell’arte, della moda e del costume, documenta gli eventi bellici, talvolta con feroce spirito satirico, come nel caso della serie La danza macabra europea realizzata da Alberto Martini nel 1914 ed edita a Treviso da Domenico Longo.
La cartolina è un oggetto tanto familiare da risultare quasi banale e scontato, tuttavia pochi, se interrogati a bruciapelo, saprebbero indicarne con certezza origine e storia.
La prima cartolina postale, nata dall’intuizione dell’alto funzionario delle Poste prussiane Henrich von Stephan recepita dal professore di economia all’Accademia Militare di Wiener Neustadt Emanuel Alexander Herrmann, fu emessa dall’Amministrazione Postale austriaca il 1° ottobre 1869 come “intero postale”. Si trattava di un cartoncino color avorio che sul recto presentava stampata l’immagine di un francobollo da 2 Kreuzer, lo stemma dell’aquila bicipite e la dicitura “Correspondenz-Karte” mentre il verso era completamente bianco per il messaggio. L’emissione italiana, del costo di 10 centesimi, risale al 1° gennaio 1874. La circolazione fu inizialmente limitata all’interno dello Stato di emanazione e solo con l’entrata in vigore del Trattato di Berna e la nascita dell’Unione Postale Generale, il 1° luglio 1875, fu ammessa la circolazione internazionale.
Le prime cartoline illustrate comparvero durante la guerra franco – prussiana. In Bassa Sassonia, ad Oldenburg, il libraio August Schwarz, nel luglio 1870, sovrastampò l’immagine di un artigliere sulle cartoline postali. In Francia, a Sillé-le-Guillaume, il cartolaio e libraio Léon Besnardeau, nell’autunno dello stesso anno, stampò cartoncini con soggetto militare e scritte patriottiche utilizzando le copertine dei quaderni. Usualmente era impiegata la tecnica litografica cui si aggiunse intorno al 1878 la fototipia. Le prime cartoline illustrate autorizzate dal Governo italiano furono pubblicate dall’editore Danesi di Roma nel 1889 ed effigiavano panorami e monumenti delle grandi città d’Italia.
L’illustrazione era stampata sul recto, lasciando uno spazio per l’indirizzo e l’applicazione del francobollo. Il divided-back, ovvero la suddivisione del verso in due parti uguali per l’indirizzo e l’affrancatura, a destra, e per la comunicazione, a sinistra, lasciando completamente libero il recto per l’immagine, fu introdotto nel 1902 dalla Gran Bretagna. In Italia esso comparve nel 1906. La diffusione della cartolina nel XIX secolo innovò e velocizzò la comunicazione, dando il via a una nuova forma di collezionismo basato molto spesso sulla spedizione a scopo di scambio. Negli anni ‘90 del ‘900 la funzione di trasmissione di saluti di questo cartoncino illustrato è stata soppiantata dal progresso tecnologico. Pochi tra gli appartenenti alle nuove generazioni sono infatti abituati a spedire una cartolina agli amici per augure “Buon compleanno” o per farli partecipi della bellezza del luogo di villeggiatura. Si inviano piuttosto e-mail o messaggi con il cellulare, corredati da una foto. Il prevalere della comunicazione virtuale ha annullato aspetti quali il valore simbolico del viaggio reale del cartoncino, attestato dal timbro, che unisce mittente e destinatario e quello molto personale della calligrafia capace di evidenziare i lati del carattere. La cartolina postale illustrata conserva un ruolo in campo pubblicitario (promo card, inviti per mostre ed eventi culturali) e nella mail-art. Nella sua veste tradizionale essa riveste oggi un valore di oggetto del passato, avvolto da un fascino retrò, ma anche di testimonianza storica, assurgendo a pieno titolo tra gli oggetti da musealizzare. Alla raccolta già presente nel Museo civico si aggiunge ora la collezione messa assieme da Gianvittore Barp e dalla consorte Hanny Hiniger in circa 40 anni anni di ricerche, scambi e frequentazioni di fiere, mercatini e botteghe antiquarie. L’idea nacque sfogliando “Le cento città d’Italia – Supplemento mensile illustrato del Secolo” (Milano, 1892 – anno XXVII) che in prima pagina pubblicava un panorama di Feltre e, all’interno, una serie di scorci cittadini. La coppia decise di raccogliere immagini sullo stesso tema dando origine a un insieme organico e coerente composto da oltre 600 cartoline. Un insieme che assume un valore aggiunto per il fatto di essere sorto e sostanziato dall’amore per la terra natale di chi, come Gianvittore Barp, per lavoro, se ne è allontanato. Nato a Feltre nel 1928, Gianvittore Barp seguì la famiglia in Libia, a Barce, e nel 1941, a causa degli eventi bellici, fu costretto a rientrare in Italia come profugo. Conseguito il diploma di aggiustatore meccanico all’istituto professionale Rizzarda, nel 1947 emigrò in Svizzera dove lavorò dapprima come manovale agricolo. Rientrato per breve tempo in Italia, nel 1951 fu costretto a tornare nella repubblica elvetica dove si impiegò come aggiustatore meccanico in una grossa industria metalmeccanica, la Giorgio Fischer di Schaffhausen, presso la quale prestò 42 anni di ininterrotto servizio. Attraverso il costante perfezionamento linguistico e studi serali Barp riuscì a migliorare la propria professionalità, ottenendo la qualifica di tecnico industriale. Fu tra i promotori del gruppo sindacale italiano e fondatore della Famiglia Bellunese di Schaffhausen della quale è stato presidente per 10 anni. Grande appassionato di filatelia, ha ricoperto la presidenza del circolo filatelico di Schaffhausen ed è stato fautore di molteplici iniziative culturali e sportive volte a promuovere in Svizzera la conoscenza della provincia di Belluno. Nel 1972 è stato insignito del titolo di Cavaliere Stella d’Oro della Solidarietà Italiana. Nel 1986 ha ottenuto la medaglia d’oro per la fedeltà al lavoro e progresso economico dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Belluno. Nel 1987 la Regione Veneto gli ha conferito un diploma di benemerenza per oltre 30 anni di emigrazione.
La collezione di Barp consente di compiere un vero e proprio itinerario alla scoperta della città dalla fine dell’800 agli anni ‘50 del ‘900, seguendone le tappe evolutive. Vi troviamo effigiati i monumenti e i luoghi più rappresentativi, oltre a 130 vedute che documentano la progressiva espansione del centro cittadino, con edificazione di spazi prima occupati da coltivazioni e campagna. Sono illustrati il Santuario dei Santi martiri Vittore e Corona, patroni della città, piazza Vittorio Emanuele meglio nota come piazza Maggiore, il castello, il teatro, il palazzo Pretorio, le porte Castaldi, Pusterla e Oria, Campo Giorgio con la cinta muraria, via Tezze con il ponte sul torrente Colmeda, viale Mazzini con le caserme e l’istituto “Colotti”, via Garibaldi e la Stazione ferroviaria, il Duomo e i suoi dintorni. Nel volo di cent’anni molte cose sono profondamente cambiate. Notevoli differenze si possono cogliere raffrontando le immagini con l’aspetto attuale. Ad esempio l’arco di Santa Chiara, che costituiva un diaframma tra le odierne via Garibaldi e viale Piave, delimitando una piazza, è stato demolito. Non c’è più il monumento a Garibaldi di fronte alla stazione ferroviaria. Largo Castaldi appariva molto più vivace e frequentato con la teoria di esercizi commerciali e caffè dalle pensiline munite di tendaggi, affacciate sulla strada. Così come stupiscono una via Roma ancora sterrata e un campo Giorgio con il viale alberato. Alcune foto attestano lo sbiadirsi delle decorazioni parietali sugli edifici del centro storico, in certi casi completamente scomparse. Sul tetto della torre dell’orologio, in alcune riprese, svetta ancora da sola la campana che, nel 1917, venne sormontata dalla mezza luna araba e fu poi rimossa. Sulla sommità della colonna in piazza Maggiore all’inizio del ‘900 ricompare il leone marciano. Sono documentate anche nevicate di eccezionale entità come quella del 1909. Una vena di nostalgia, la vertigine dello scorrere del tempo, pervade osservando le persone immortalate nelle vie e nelle piazze di un secolo fa: le signore in veste lunga e ombrellino, le donne del popolo con ceste a spalla e mastelli, raffinati dandies con panciotto e bastone a fianco di impolverati lavoratori sui carri. Numerose cartoline, viaggiate negli anni 1899 – 1905, si presentano ancora con il dorso indiviso, completamente occupato dall’indirizzo. Le edizioni recano le firme più disparate di fotografi, cartolai, tabaccai, commercianti. Alcune sono di figure note sul territorio. Le più ricorrenti sono quelle di Attilio Addomine, Clementino Angelini, Vittorio Battaggia, Angelo Bortolon, Pompeo Breveglieri, Oscar Citton, Giovanni e Arnaldo Colò, Virginio Dal Ponte, Mario e Omer Delaito, Maria Favero, Luigia Masocco, Mario Recalchi, Girolamo Rossi, Augusto Roveri, Giovanni Sabbadin, Giuseppe Simeoni, Maria Tagliaferro, Giovanni, Vittorio e Antonietta Vendramini, Angelo Zanussi e Giacomo Zuliani. Le cartoline illustranti il Santuario dei Santi Vittore e Corona portano impresso talvolta il nome del rettore: mons. Giuseppe Bortolon e don Giulio Gaio. La breve pubblicazione offre solo una selezione delle cartoline della raccolta Barp – Hiniger, flashback, frammenti che suggeriscono ulteriori spunti per ricostruire l’immagine di una città che cambia.

copertina-verso