Sergio Favotto presenta la mostra “Cima da Conegliano – poeta del paesaggio”

Museo civico di Feltre – giovedì 10 dicembre 2009, ore 17.30

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Il ciclo di conferenze al Museo civico voluto dall’Assessore alle Politiche della Cultura, arch. Ennio Trento, riprende con la presentazione della mostra “Cima da Conegliano – poeta del paesaggio” che si terrà a Palazzo Sarcinelli di Conegliano dal 26 febbraio al 2 giugno 2010. In un’ottica di apertura e aggiornamento sui maggiori appuntamenti artistici della prossima stagione, l’evento sarà illustrato giovedì 10 dicembre, alle ore 17.30, dal prof. Sergio Favotto, artista e conferenziere, già apprezzato relatore dell’incontro dedicato a “Canaletto. Venezia e i suoi splendori”. L’iniziativa è resa possibile grazie alla collaborazione con Artematica. “Dopo Giovanni Bellini, e prima di Giorgione, Giovanni Battista Cima da Conegliano è il poetico cantore, l’interprete sublime dell’unione tra uomo e natura.” In lui si coglie “Una luce meridiana che irradia il nitore dei limpidi paesaggi della campagna veneta. Uomini e donne, santi e Madonne, ammantati degli smaltati colori di quella favolosa tavolozza che sarà l’emblema della pittura veneziana.” Nel cinquecentesco palazzo Sarcinelli, restaurato per l’occasione, grazie al sostegno delle maggiori istituzioni museali del mondo (Londra, Washington, Los Angeles, Lisbona, Mosca, San Pietroburgo, Firenze, Milano, Venezia, Parma) sarà possibile ammirare i massimi capolavori di uno dei geni assoluti del Rinascimento italiano. Accanto alle grandi pale d’altare si potranno così contemplare le opere devozionali e le tavole con storie mitologiche, spesso eseguite per cassoni nuziali, che hanno reso Cima da Conegliano il massimo interprete della cultura umanistica veneziana. La mostra offre anche, grazie a specifiche sezioni, la possibilità di un continuo confronto e rimando tra brano dipinto e realtà del paesaggio. Un’opportunità imperdibile per godere delle opere del poeta del paesaggio nella città che ne fu ispiratrice. Come indica il suo nome, Cima era nativo di Conegliano e figlio di un “cimator”. Lo troviamo citato per la prima volta nella dichiarazione delle tasse del padre nel 1473 quando doveva avere quattordici anni ed è quindi probabile che sia nato nel 1459-60. La sua carriera professionale si svolse tutta a Venezia dove la prima testimonianza certa della sua presenza data 1492, ma il suo arrivo in laguna può anticiparsi di qualche anno. Mantenne tuttavia stretti legami con il paese natale: qui conservò una casa e in seguito acquistò una proprietà terriera. Sono noti i contratti delle pale di Conegliano e di Capodistria datate 1493 e 1513 e la documentazione dei pagamenti di altre tre: il Battesimo di Cristo e Costantino e Elena a San Giovanni in Bragora, Venezia e l’Incredulità di Tommaso di Portogruaro, ora a Londra, National Gallery. Altri sei dipinti sono datati e diversi altri firmati dall’artista o a lui attribuiti dalle fonti. La sua formazione artistica è incerta. Il primo tirocinio può essere avvenuto sotto Dario da Treviso o uno degli artisti attivi a Conegliano negli anni settanta. Alcuni critici hanno parlato di un magistero a Vicenza, presso Bartolomeo Montagna, per il fatto che la prima opera datata di Cima è la Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Giacomo e Girolamo per la chiesa di San Bartolomeo di Vicenza del 1489, ora al Museo civico della città. Lo stile di Cima è fin dall’inizio influenzato da Giovanni Bellini del quale doveva conoscere bene le opere veneziane. Secondo alcuni Cima si formò sotto Alvise Vivarini. Intorno al 1486 Cima iniziò a produrre pale d’altare e vi si dedicò per tutta la carriera. Le prime furono realizzate prevalentemente per città e paesi del Veneto: Oderzo (1486-88 circa), Vicenza (1489) e Conegliano (1492-92). L’ultima opera importante fu un’altra pala d’altare per Conegliano (1516, Milano, Brera). Già nel 1492 egli aveva raggiunto nella città lagunare una fama tale da procurargli l’importante commissione dell’altare principale di San Giovanni in Bragora. Negli anni ’90 divenne il principale esponente della pittura religiosa a Venezia. Tra le più grandi e imponenti pale d’altare vi sono quelle dipinte per le chiese veneziane della Madonna dell’Orto (1493-95), Santa Maria della Carità (1499-1501 circa), Corpus Domini (1505-1506 circa) e Santa Maria dei Carmini (1509-11).

Negli anni novanta Cima ebbe commissioni in Emilia. La Lamentazione del 1495-97, ora a Modena nella Galleria Estense, appartenne ad Alberto Pio (1475-1531) signore di Carpi. L’opera fu seguita dalla prima (1496-98 circa) delle tre pale d’altare dipinte per chiese parmensi, una delle quali fu donata dal canonico Bartolomeo Montini, imparentato a due dei principali mecenati artistici della città. L’importanza dei contatti emiliani fa supporre che l’artista abbia visitato almeno una volta Parma. A Venezia Cima abitava nella parrocchia di San Luca. Morì durante una della brevi visite a Conegliano, probabilmente nel settembre 1517 o 1518, e venne sepolto nella chiesa di san Francesco.

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